E' il momento di cambiare aria. Di cambiare "spazio", di modificare la traiettoria.
STRANAMENTE ME STESSA esiste da giugno 2004. Ha cambiato spesso faccia e colori, ma la sostanza è rimasta per lo più la stessa. Un circuito di pensieri vaganti e difficili, pieni di speranza e malinconia, pessimismo e attivismo. In questo blog c'è tutto di me e dopo quasi quattro anni non sento più l'esigenza di scriverci...ho bisogno di un nuovo spazio virtuale dove iniziare un "cammino" nuovo, dove staccarmi un po' da me stessa e parlare del mondo, delle sue forme, della bellezza che può regalare e del terrore che può generare.
Mi sembra strano di chiudere qui l'avventura. Così, alle 19 e qualche minuto di un giorno come tanti, dopo averci vagamente riflettutto per alcuni giorni, per qualche settimana forse. E adesso, mentre scrivo che STRANAMENTE ME STESSA finisce davvero qui, una sensazione particolare mi attraversa il corpo. Alla fine è solo un blog, è vero. Ma qui dentro c'è troppo di me stessa per pensare che non conti nulla.
Grazie a tutti quelli che sono passati di qui, che hanno magari lasciato un commento o che hanno semplicemente letto qua e là i miei post. Grazie a chi mi ha dimostrato stima e a chi è riuscito a capire.
Da oggi inizia un nuovo mondo o, semplicemente, un nuovo blog, sperando che sarà migliore, meno autoreferenziale e più diretto. Oggi inizia "NON DIRMI DI NO".
Chi ne ha voglia, passi a trovarmi.
Molte cose stanno cambiando nella mia vita. Amicizie. Amori. Prospettive. Mi sento in un divenire un po' troppo incalzante e qualche certezza vacilla al suono dei tamburi. Capire che le persone vanno e vengono come le piogge, che l'amore arriva quando non lo cerchi e quando pensi che sia arrivato, invece, era quello sbagliato. La sensazione che il tempo stringe sempre e comunque, anche quando non hai niente da fare. L'idea che il futuro si scrive nel presente. Ed è vero. Molto vero. La voglia di arrivare e il desiderio di restare fermi, immobili, impalati a guardare il momento o ad aspettarlo.
E' un battere e levare intenso. Pieno di tutto e pieno di niente. Quando anche le parole sono fragili e gli sguardi si abbassano di fronte a quello che non si sa dire. E l'amore...lo scanso come un virus infettivo, come cibo avariato...come tutte le cose peggiori, eppure non ci riesco mai. Prima o poi arrivano gli occhi da incrociare, le spalle da osservare, la voce da riconoscere, la pelle da sfiorare, il sorriso da ricambiare, le parole da scambiare...ed è la fine. La fine di tutto il resto. Di ogni altro interesse, sensazione, preoccupazione. Diventa difficile studiare e seguire le lezioni. Applicarsi senza ammutolire fissando il vuoto. Prendere un appunto senza disegnare cuiricini ovunque. Prima solo qualcuno, dopo un numero imprecisato. E finisco per arrendermi, come ogni volta, ignorando ogni disperato moto della ragione. Del tutto sconnessa e ambigua, imprecisa e disattenta, ammaliata e circospetta, finirò per osservare ogni suo gesto, ogni sillaba, ogni modo di apparire, ogni sfumatura della voce, ogni battito del ciglio...assurdamente mi perderò nell'assurda valutazione degli aspetti più diversi del suo corpo e della sua personalità...e inevitabilmente, tanto che ho osservato, inizierò ad amare anche senza motivo. Diventerà uno stato mentale. Quasi un convincimento autoinflitto, una dimensione fittizia...e non capirò mai se è reale. Non l'ho mai capito.
Mi trema un po' il cuore al pensiero di quest'altra avventura personale, di quest'altro coinvolgimento a senso unico, di quest'altra incommentabile passione...mi tremano, in realtà, tutte le viscere, tutte le membra, tutte le fibre del corpo e si spande un sentimento caldo e ansioso, epidermico e venoso, ripieno di liquore forte e cioccolatoso. Nasceranno le fantasie e le speranze, l'imbarazzo e l'insensato desiderio di incontrarlo. E prima o poi me lo leggerà negli occhi, perchè se li sentirà addosso in un modo molto diverso e nuovo, con un'intezione che affonda nel suo costato e nel suo viso, precisa e ridicola, assolutamente senza ritorno e senza lieto fine.
M'innamorerò di te nel modo che conosco. E avrò voglia di averti e non ti avrò mai. Desidererò un bacio, un abbraccio, una carezza, una battuta che non esisteranno mai...fino a quando le avrò talmente vissute dentro di me, che mi sembrerà che siano accadute e il solo pensiero mi torcerà lo stomaco ogni volta che mi sarai davanti. E' la potenza dell'Eros e l'inezia della Ragione, che mesta e vergognosa, batte in ritirata di fronte alla bellezza dell'emozione.

Tanto per far finta di non pensare ad altro...e l'elenco delle dediche si allunga.
Avrei da dire
quante distanze appassiscono i miei occhi.
Quante parole mancate disturbano i miei orecchi.
Quante passioni mi bruciano le mani.
Avrei da dire e urlare
quanti abbracci ho sognato svanire e disperdere,
quante dolcezze e carezze.
Avrei da cancellare
molti pensieri senza coda
per sentirmi più leggera e senza sete.
E' da molti giorni, ormai, che ascolto ripetutamente le canzoni di questo ragazzo qui sotto. Giovanissimo. 24 anni, nativo di New York, con due nonni italiani (vedi il suo cognome!). E' un musicista (pianoforte) e cantante. Spesso paragonato ad artisti come Michael Bublè, raggiunge il successo negli Stati Uniti e recentemente arriva anche da noi, col singolo "Goodbye Philadelphia", che intasa le radio, contenuto nell'album "EAST OF ANGEL TOWN". Il suo primo disco (2003), titolato col suo nome, racchiude una serie di successi Jazz che Peter reinterpreta abilmente. Bella voce. Ottimo sound. Stile elegante. Dalla classica "Sway" (ascoltatela!) a "Come live your life with me", romantica e dolcissima. Successivamente esce "On the moon"(2004), album raffinato e pieno d'emozioni: personalmente suggerisco l'ascolto di "Some kind of wonderful" e "He's watching".
E allora, dopo essermi ripetutamente imbattuta in "Goodbye Philadelphia", sorprendedomi ogni volta per quanto fosse bella, mi metto a fare qualche ricerca supplementare e ne viene fuori un'interessante storia personale: le lezioni di piano a tre anni, durante le quali il maestro gli permetteva di suonare qualunque cosa volesse, per non stancarlo con la teoria; la capacità di scrivere musica già a nove anni e l'incontro fortunato con il produttore David Foster, col quale incide proprio "East of angel town", lavoro del tutto originale, con testi e musica scritti da Cincotti. Le sonorità del disco sono molteplici: dal Jazz, al Rock, dal Blues e al Funk.
Grande carisma e talento evidente, ironia e modi educati, fanno di lui un soggetto particolarmente interessante, che attira l'attenzione e ti lascia soddisfatto chi l'ascolta. Offre di sè un'immagine molto raffinata, ma decisamente naturale e genuina, con un sorriso allegro e uno sguardo curioso. Per chi ama il jazz e le sonorità originali, consiglio sicuramente di ascoltare le sue canzoni, che conciliano musica leggera e musica impegnata con ottimi risultati.
Il calcio è un gioco. E solo un gioco dovrebbe essere. Andare allo stadio è divertente. E solo questo dovrebbe essere. Seguire la propria squadra in trasferta è per partecipare. E solo questo dovrebbe essere.
Invece, l'inciviltà nuda e cruda che sta intorno a questo sport e, purtroppo, intorno a molte cose, ci rende pessimi. Anche noi. Noi che allo stadio ci andiamo una volta l'anno e che scegliamo di non esibire simboli perchè lo sport è grande e perchè si può stare seduti insieme, con fedi differenti, a tifare in pace. La giornata di oggi ha preso una piega macabra. Un ragazzo se n'è andato via per sempre e ancora non si capisce bene perchè. Lui non c'è più e un manipolo di delinquenti (perchè di questo si tratta) se ne va in giro ad assaltare i poliziotti. Il nesso non esiste. C'è una deliberata volontà di fare del male. Di danneggiare. Di inveire. Una protesta armata e violenta che non porta avanti un dialogo, ma getta il panico ovunque e ti fa passare la voglia di essere sportivo. Non c'è stato rispetto per quel ragazzo...perchè si è voluto strumentalizzare il fatto. E per giunta senza conoscerne le dinamiche precise. E' una follia che dilaga e ci trascina dentro tutti, rendendoci sempre più disillusi e impotenti.
Oggi ero a Parma - Juventus. Tutto tranquillo. Qualche coro di protesta. Un paio di striscioni "Vergogna" e "La morte è uguale per tutti". Punto. Si può dissentire senza essere violenti. Senza fretta. Senza affanno.